Kunstverein Milano vi da appuntamento alla 55a Biennale di Venezia con il suo ultimo libro:
The Nervous System
di Zbyněk Baladrán e Jiří Kovanda , edito da Kunstverein Publishing, tranzit, JRP Ringier
Padiglione Repubblica Ceca, Giardini, Biennale di Venezia
Rappresentante: Zbyněk Baladrán
The Nervous System
A Publication by Zbyněk Baladrán and Jiří Kovanda
Edited by Kunstverein Publishing Milano, Tranzit (cz) and JRP
A dialogue between two artists about...the Voynich Manuscript, how ideas come about in artistic practice, propitious situations, memory of the conscious and unconscious, transcribing poetry, ornithology, zoological gardens, the films of Fellini, screenplays, why the master of Czech literature, Jan Neruda, slept in the same bed as his father....
The conversation between Zbyněk Baladrán (*1973, Prague) and Jiří Kovanda (*1953, Prague) is conducted in the form of spontaneous reflections on the images with which they confront each other. It is, however, a debate that constantly branches out, creating a topical mental map of the aesthetics, referential environments and approaches of two generations.
technical details:
Title: The Nervous System
Editors: Kunstverein (Milano) & Juan Pablo Macías
Artists: Zbyněk Baladrán, Jiří Kovanda
Publication date: May 2013
Language: English
Format: 147 mm x 207 mm, Softcover
Number of pages: 192
Printed by: Helbich, a.s., Prague, Czech Republic
Prize: € 20
Kunstverein presenta Plotting the Urban Body di Maria Pecchioli
presso DOCVA e Viafarini dal 22 al 26 Maggio 2013.
Plotting the Urban Body è progetto interdisciplinare in progress nato durante una residenza in Viafarini.
Da un'analisi che parte dalla medicina tradizionale cinese ed i suoi principi di ricerca, viene condotta un’indagine intorno al tessuto urbano, alla distribuzione energetica nella città considerandola come corpo organico, essere biologico all’interno della quale le funzioni di equilibrio energetico si manifestano con gli stessi principi che secondo la MTC regolano la natura.
L'artista attiverà nei punti critici della città una serie di performance terapeutiche utilizzando come medium l’elemento cibo come tramite curativo.
Kunstverein (Milano) ospita il progetto AtWork che si articola a partire dalla collezione dei ‘Taccuini d’artista’, opere uniche realizzate da diversi artisti sui taccuini Moleskine. Alcuni di essi contengono storie, altri sono trasformati in sculture, ma tutti hanno un punto comune: dare una testimonianza del processo creativo prima della finalizzazione di un lavoro, esplorando la forza delle note di carattere documentaristico e le infinite possibilità di lettura che queste aprono per la riflessione sulle diverse modalità di rappresentazione e sulle tendenze attuali della creazione.
Per AtWork, Kunstverein propone un gioco di scatole cinesi, che si attiva da una prima domanda rivolta agli artisti, la cui risposta viene registrata in una intervista audiovisiva. La catena di interviste sarà organizzata e fruibile in un piccolo archivio online.
AtWork è un progetto di lettera27 sostenuto da Moleskine.
di Leone Contini
Un progetto di Kunstverein Amsterdam con Kunstverein Milano
domenica 7 aprile 2013, H 13.00
Kunstverein
Gerard Doustraat, 132
1073 VX Amsterdam
Il quarto evento della serie Hush Hush, organizzato per i membri del Kunstverein di Amsterdam, Milano e New York, è un “pranzo immaginato” – ma con cibo vero – ideato, organizzato e introdotto dall’artista italiano Leone Contini (1976, Firenze). Il pranzo sarà costituito da una selezione di ricette regionali raccolte in un taccuino da soldati italiani prigionieri in Germania durante la Prima Guerra Mondiale.
Nell’ottobre del 1917 avvenne la peggiore sconfitta nella storia militare italiana: la “Rotta di Caporetto”. Tra il 24 ottobre e il 19 novembre furono fatti prigionieri circa 200 mila soldati; tra questi Giosuè Fiorentino, un ufficiale siciliano al tempo diciottenne, prozio di Contini. I prigionieri furono smistati nei campi di prigionia di Germania ed Austro-Ungheria e Giosuè trascorse l’ultimo anno di guerra a Cellelager, a nord di Hannover, assieme ad altri 3000 internati italiani.
Questa piccola comunità, sconfitta e spaesata, sperimentò freddo, fame e disperazione ma, allo stesso tempo, mise in atto strategie collettive di resistenza.
Alla “sbobba” del campo, che a stento manteneva in vita i prigionieri, si contrapponeva il cibo dei ricordi, intensamente desiderato e oggetto di interminabili discussioni tra i prigionieri. La condivisione del “cibo immaginato” era forse un tentativo di elaborare la fame, riformulare questo istinto primario e ricondurre una folla di corpi affamati – e in feroce competizione tra loro per la sopravvivenza biologica – a qualcosa di simile a una comunità.
Questa convivialità – seppur virtuale – era un’azione di resistenza collettiva.
Giosuè Fiorentino trascrisse, su due taccuini rilegati a mano, le ricette raccontate dai compagni di prigionia – intimi frammenti di vita familiare, un’età dell’oro perduta. Il risultato è un vasto mosaico di cucine regionali d’inizio 900, circa 250 ricette dal Friuli alla Sicilia, come furono ricordate dai 60 compagni di baracca di Giosuè. B98, la sigla della baracca – l’unità sociale minima nella vita del campo -, divenne il titolo di uno dei due ricettari. Queste inconsapevoli scritture etnografiche raccontano un particolare segmento di cultura materiale, frutto dell’intersezione tra la “comunità concreta”, costituita dalla baracca B98, e quella più vasta “comunità immaginata” chiamata Italia.
Questa convivialità virtuale, concepita come resistenza comunitaria nell’oscurità del primo conflitto mondiale, verrà trasformata in un’azione collettiva reale, nella forma di un pranzo domenicale.
Ingresso riservato ai soci.
Per associarsi e/o prenotarsi scrivere entro il I aprile a
office(at)kunstverein.nl o ad info(at)kunstverein.it
*Da una poesia in vernacolo scritta a Cellelager da un internato
There has never been a time in history when more of our "culture" was as "owned" as it is now. And yet there has never been a time when the concentration of power to control the uses of culture has been as unquestioningly accepted as it is now. (Lawrence Lessig)
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